| La storia |
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Ho iniziato a cacciare sull’Altopiano Silano, ove, ancor oggi, continuo a dar sfogo alle mie solitarie, smodate passioni cinofile e venatorie: me ne allontano nei soli periodi invernali, allorché neve e gelo lo rendono del tutto impraticabile. La Sila è un’immensa piattaforma tra i 1.400 e i 1.900 m.l.m., con pendenze lievi e forme addolcite, dove il “pinus nigra”, varietà calabra, trova il suo habitat naturale e, insieme al faggio, al tasso e altre essenze, forma una sterminata foresta. Il suolo è costituito da un impermeabile sottofondo granitico e da un substrato di morbido terriccio, ricco di humus,che comporta il ristagno di sottili strati d’acqua e che forma aree paludose, anche nel bel mezzo del bosco.
Inizialmente praticavo meno la caccia alla beccaccia, preferendo quella in palude, beccaccino in particolare, ove potevo dal sfogo alla mia giovanile voglia di sparare. Provai soggetti di varie razze ma con risultati negativi o modesti. Lessi su “Rassegna Cinofila”, meravigliosa rivista un tempo edita dall’ENCI, le relazioni fatte dal Giudice Dott. Griziotti a due setters Irlandesi (Moanruad Rosita e Zara 2^), in prove su beccaccini in Lomellina, alle quali attribuì la qualifica di eccellente ed il CAC. Acquistai, nel marzo del 68, la prima femmina di irlandese dal Dott. Barbolini che fu Rara delle Fiamme di San Vito, e, l’anno successivo, un figlio di quella beccaccinista Zara 2^ e di Lapo dei Diavoli Rossi, di nome Quirino dei Diavoli Rossi, ottimo cane da palude e buon beccaccinista, ma modesto in altre forme di caccia. Inconsapevolmente, cominciai a fare selezione. Acquistai diversi soggetti in Italia con risultati disastrosi, per cui, nell’arco degli anni ho importato numerosi soggetti dall’ estero, prevalentemente da lavoro, mettendo in riproduzione solo quelli idonei e scartando gli altri.
Ovviamente, il nome prende a riferimento le sterminate bellezze dell’Altopiano Silano, ricordato dal poeta latino Virgilio nel suo poema “le georgiche”: “pascitur in Magna Silva formosa juvenca…” Riconosciuto dall’ENCI e dalla F.C.I. di Bruxelles l’affisso “della MAGNA SILA” nell’ottobre 1972.
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